L'Esame di Maturità 2026 (ripristinato nella denominazione storica dal D.L. 127/2025) si è rivelato un "ossimoro istituzionale": nato con l'intenzione di restituire rigore, ha cristallizzato le debolezze strutturali della scuola. Il nuovo colloquio, con valutazione di competenze, curriculum e capolavoro, ha generato ansia da prestazione, scene mute, difficoltà nell'esposizione orale. Nei professionali i commissari hanno dovuto adattare autonomamente le prove. La riforma ha dimostrato che non si può valutare al termine ciò che non è stato costruito nel percorso. Ha però salvato l'essenziale: il rito di passaggio collettivo, laico e uguale per tutti, in cui lo Stato riconosce il titolo di studio a giovani cittadini.
31 Agosto 2026 | di Fabiana Fago
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