IN QUESTO NUMERO
Numero 3 - Marzo 2013
Numero 3 Marzo 2013

Chi difende il Fondo d’Istituto così come concepito insegue la logica della “scuola-azienda” e dello “studente-cliente”.


02 Marzo 2013 | di Gianluigi Dotti

Chi difende il Fondo d’Istituto così come concepito insegue la logica della “scuola-azienda” e dello “studente-cliente”. Il 12 dicembre è stato firmato l'accordo all'ARAN tra le OO.SS. della scuola: FGU-Gilda degli Insegnanti, CISL, UIL, SNALS, e l'ARAN sulla restituzione degli scatti di anzianità per il 2011 a tutti i docenti e a tutto il personale ATA, attingendo una parte delle somme necessarie dal MOF, ed in particolare dal FIS, senza però intaccare i fondi per le supplenze e quelle per i corsi di recupero. Ne è nata una polemica, che ha visto anche toni al di sopra delle righe, con alcune prese di posizione ''ideologiche'' per la difesa del FIS e delle somme che su questo capitolo vengono inviate alle scuole per pagare tutte le attività di supporto alla dirigenza, quelle didattiche e il personale non docente.

Crediamo sia necessario approfondire la provenienza e la formazione di queste somme per permettere a tutti gli insegnanti di valutare con cognizione di causa il loro impiego.

Il FIS è un istituto contrattuale che al momento della stipula dei Contratti collettivi di lavoro, l'ultimo nel 2006, viene costituito togliendo alle somme stanziate dal Governo, e destinate agli aumenti salariali di tutti i docenti e di tutto il personale ATA, una certa quantità di soldi che poi verrà impiegata per formare il FIS che ogni anno viene inviato alle scuole. In sostanza vengono tolti ai possibili aumenti degli stipendi di ogni docente e personale ATA oltre 1000 euro ogni anno per costituire il FIS, le funzioni strumentali e gli altri fondi che formano il MOF.

Questo è il Fondo d'istituto che viene mandato alle scuole e calcolato su diversi parametri, il principale dei quali è il numero di docenti e non docenti in organico di diritto, e viene poi ripartito e distribuito in contrattazione con le rsu.

In sostanza ognuno di noi (docenti e non docenti) toglie dal proprio stipendio oltre 1000 euro all'anno per pagare i colleghi che collaborano con il preside, quelli che svolgono le funzioni strumentali, i coordinatori, i verbalizzanti, la produttività dei non docenti e tutti gli altri impegni retribuiti con il fondo e che non sono l'insegnamento in classe. Anche per questo tutti gli incarichi retribuiti con il FIS e MOF andrebbero decisi in Collegio docenti, che sono coloro che pagano.

Ben si comprende quindi come il FIS sia nella scuola esattamente quello che nel privato è il salario accessorio o ''di produttività'', con l'aggravante per noi di essere un Robin Hood al contrario: cioè toglie una quota di stipendio tabellare a tutti per ridare l'incentivo a pochi, che per giunta è solo a certe condizioni pensionabile, mentre lo stipendio lo è totalmente.

Con l'operazione restituzione degli scatti la nostra O.S. FGU-Gilda degli Insegnanti ha al contrario tolto una parte del fondo che sarebbe stato appannaggio di pochi e ridandolo a tutti nello stipendio tabellare lo ha reso pensionabile.

Per la FGU-Gilda degli Insegnanti sarebbe auspicabile che tutto il fondo fosse ridato ai docenti e al personale ATA, realizzando così un aumento di stipendio di oltre 1000 euro annui. In un periodo di blocco dei contratti e di impoverimento generale sarebbe una bella boccata di ossigeno per i magri bilanci familiari dei docenti.

Evidente quindi che chi si ostina a difendere ideologicamente il FIS e non riesce a recuperare in tutti questi ultimi anni neppure un euro per i contratti dei docenti sta trasformando la scuola in un'azienda che risponde alle logiche della produttività impiegatizia.

_____________________________
A cura del Centro studi nazionale proponiamo una scheda tecnica sulla rimodulazione del MOF dopo l'ntesa del 30 gennaio



ALLEGATI


Condividi questo articolo:

Numero 3 - Marzo 2013
Direttore Responsabile: FRANCO ROSSO
Responsabile di Redazione: RENZA BERTUZZI
Comitato di Redazione:
Vicecaporedattore: Gianluigi Dotti.
Antonio Antonazzo, Piero Morpurgo, Fabrizio Reberschegg, Gina Spadaccino.
Hanno collaborato a questo numero:
Antonio Ammendolia, Tommaso De Grandis, Giorgio Quaggiotto