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Numero 4 - Aprile 2013
Numero 4 Aprile 2013

Docenti e scuola: premiati (e non imputati) finalmente!

Una pubblicazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e dell'Associazione AlmaDiploma (in collaborazione con il MIUR) che dal 2000 raccolgono i profili e i giudizi rivela che il giudizio degli studenti premia gli insegnanti e la scuola


22 Marzo 2013 | di Gianluigi Dotti

Docenti e scuola:  premiati (e non imputati) finalmente!
Si è appena conclusa una campagna elettorale tra le più difficili dal dopoguerra, nella quale la FGU-Gilda degli Insegnanti, attraverso gli incontri organizzati con i diversi candidati di tutti i partiti, ha cercato di porre all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica le tematiche della scuola e, in particolare, della professione docente.

Purtroppo, la sgradevole conferma che ho riportato da questi incontri è che sulla nostra scuola si faccia una gran retorica, nel bene e nel male, ma che in realtà ci sia una grande disinformazione, con il risultato che il valore dei nostri istituti e le effettive condizioni nelle quali i docenti esercitano la loro professione sono spesso ignorate dalla stragrande maggioranza dei politici e dell'opinione pubblica.

Per diverse ragioni, anche per evidenti semplificazioni giornalistiche, la scuola e gli insegnanti sono messi sul banco degli imputati. Viene dato per scontato il presupposto, mai però adeguatamente documentato, che la scuola italiana sia in pessime condizioni mentre le accuse più frequenti riguardano la qualità dei docenti e la loro reale capacità di motivare i discenti. A sostegno di questi giudizi negativi sono sottolineati, tra gli altri: l'età media dei docenti italiani (sopra la media europea); l'eccessivo utilizzo della lezione frontale e, di conseguenza, il limitato impiego di metodologie innovative; la scarsa pratica con le nuove strumentazioni digitali. Sulle differenze ''tecnologico-generazionali'' tra docenti e discenti insiste tutta una ''letteratura pedagogica'', sin dal recente passato ben esemplificata dall'affermazione di Maragliano, uno dei tecnici della riforma Berlinguer: 'gli strumenti multimediali sono estremamente motivanti per bambini e ragazzi, perchè non hanno affatto odore di scuola, danno loro il senso di disporre di risorse per il saper fare e consentono di non disperdere, ma valorizzare, in un quadro intellettuale più strutturato, forme di intelligenza intuitiva, empirica, immaginativa, assai diffuse tra i giovani'.

Utilizzando questo ''armamentario pedagogico'' si alimenta l'opinione diffusa che il corpo docente della scuola italiana sia conservatore e retrogado, inadatto, perchè vecchio (con connotazione dispregiativa) a ''piacere'' agli studenti (presupposto indispensabile per poterli motivare allo studio), quindi inadeguato al proprio ruolo.

Anche la passata, e attuale, insistenza sull'urgente bisogno di un sistema di valutazione dei docenti e delle scuole viene spesso, nella vulgata, motivata con la necessità di premiare i docenti che meglio si adeguano al ''giovanilismo'' imperante. Così come i concorsi sarebbero l'occasione per aprire le porte a giovani insegnanti che meglio dei ''vecchi'' saprebbero intercettare i bisogni formativi degli studenti.

Potrei riportare argomenti e dotte citazioni per sostenere la necessità dell'asimmetria, anche d'età, tra insegnante e discente, ma credo sia più proficuo confutare il presupposto su cui si fonda questo ''armamentario pedagogico'', e le relative semplificazioni giornalistiche, secondo i quali gli studenti non amano la scuola e giudicano negativamente i loro attuali e ''vecchi'' insegnanti.

A questo proposito ho da segnalare una pubblicazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e dell'Associazione AlmaDiploma (in collaborazione con il MIUR) che dal 2000 raccolgono i profili e i giudizi degli studenti che, terminato il percorso scolastico, si sono inseriti nel mondo del lavoro e dell'università. Il giudizio di questi diplomati è senza dubbio attendibile sia per la metodologia scelta dai ricercatori sia perchè non inficiato dalla contingente presenza a scuola che potrebbe falsarlo sia dal confronto con le realtà per le quali gli stessi dovrebbero essere preparati.

La pubblicazione: ''Profilo dei diplomati 2012. Caratteristiche, riuscita scolastica, valutazioni, punti di forza prospettive di studio e di lavoro'', del novembre 2012, è un volume di 169 pagine nel quale sono presentati i dati raccolti da 37.998 diplomandi di 292 istituti superiori di ogni indirizzo (44% licei, 37% tecnici, 12% professionali, 8% altri) distribuiti in undici regioni, ma con prevalenza di Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna.

La sezione ''Le opinioni degli studenti sui diversi aspetti dell'esperienza scolastica'' presenta, non certo a sorpresa per chi frequenta le aule scolastiche tu

I ricercatori rilevano, in generale, una buona soddisfazione per l'esperienza scolastica da parte di ben l'85% degli studenti diplomati (31% decisamente soddisfatti e il 54% abbastanza), tra questi anche un'elevata percentuale di chi ha ripetuto 2 o più volte (intorno al 75%). Non si ritiene soddisfatto, solamente un 15% (13% moderatamente e 2% decisamente).

Anche quando si passa al giudizio sugli insegnanti il trend risulta generalmente favorevole, in particolare per la preparazione disciplinare che è valutata positivamente dall'82% dei diplomati; per la chiarezza dell'esposizione che è apprezzata dal 75%; anche la disponibilità al dialogo si colloca al 75%; mentre scende al 65% la capacità di valutazione.

I dati, pur rilevando uno scenario comunque positivo per tutti e quattro gli aspetti relativi agli insegnanti (preparazione, chiarezza, disponibilità e capacità di valutazione), segnalano che negli indirizzi professionali si riscontra una maggiore soddisfazione che negli indirizzi tecnici, i quali a loro volta superano i licei.

In conclusione il giudizio degli studenti, quando raccolto correttamente e non inficiato dalla contingenza, premia gli insegnanti e la scuola. Non credo di esagerare se ipotizzo che i buoni risultati che i nostri giovani raggiungono in molti settori e spesso anche all'estero siano ancora merito degli insegnanti italiani, nonostante politici, pedagogisti, opinionisti e denigratori vari.

Credo sia bene partire da questo dato di fatto per approfondire la riflessione individuando gli spazi di ulteriore miglioramento, rivalutando anche le significative esperienze degli insegnanti e senza l'ansia dell'innovazione fine a se stessa.


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