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Numero 3 - Maggio 2015
Numero 3 Maggio 2015

RSU: grande soddisfazione ma la libertà di tutti i docenti è in pericolo

La vittoria conseguita ci dovrebbe far gioire ma non possiamo permetterci di farlo. E' il momento in cui si sta consumando un attacco alla libertà ed alla dignità della funzione docente che non trova alcun precedente nella storia dell'Italia post-fascista


16 Aprile 2015 | di Rino Di Meglio

RSU: grande soddisfazione  ma la libertà di tutti i docenti è in pericolo RSU, la bella vittoria della Gilda-Unams ci riempie di orgoglio ma non ci fa dimenticare che la libertà nostra, di tutti i docenti e della Scuola italiana, è in pericolo.
Si sono concluse le elezioni per le RSU da quasi un mese ed ancora non sono noti i risultati ufficiali che, al termine delle operazioni di raccolta, verranno certificati dall'ARAN.
Al momento in cui scriviamo abbiamo potuto esaminare i risultati di circa 5000 scuole su 8500 e si evince con estrema chiarezza una grande affermazione delle liste GILDA/Unams: da 49.000 voti del 2012 ad oltre 60.000 e, in termini percentuali, dal 6 all'8 %. Una crescita dei consensi quindi attorno al 30 %.
Riguardo agli altri sindacati, si evidenzia, per ora, un forte calo della CGIL e dello Snals.
Per contro è proprio in zone dove forte è il radicamento della CGIL, che le liste Gilda hanno avuto risultati strepitosi, spesso con il raddoppio dei voti precedenti.
Anche l'andamento delle iscrizioni alla Gilda degli Insegnanti. prosegue una costante e forte crescita, di conseguenza potremo contare su una maggiore rappresentatività al tavolo contrattuale.
Tutto questo va ascritto al merito non solo di una politica di coerenza e di tenace difesa della funzione docente, che i colleghi hanno evidentemente premiato, ma anche e soprattutto all’ impegno dei quadri dirigenti provinciali che hanno saputo ben diffondere i principi e i convincimenti della nostra associazione; dei nostri iscritti che si sono fatti parte attiva, più che nel passato, presentando le liste e candidandosi. Insomma, il risultato di una collaborazione preziosa e virtuosa senza la quale non ci sarebbe stato un tale risultato.
La vittoria conseguita ci dovrebbe far gioire ma non possiamo permetterci di farlo perché l’ obiettivo nostro, come sempre, non è una conquista di sempre maggior potere fine a se stesso bensì il perseguimento di una politica a difesa dei docenti , nel rispetto dei principi della nostra Costituzione. Siamo ora e purtroppo nel momento in cui si sta consumando un attacco alla libertà ed alla dignità della funzione docente che non trova alcun precedente nella storia dell'Italia post-fascista.
Il Governo ha infatti presentato al Parlamento un disegno di legge di riforma che rischia di ledere gravemente quella libertà di insegnamento che è sancita dall'articolo 33 della Costituzione ed è stata in passato ribadita sia dal testo unico sull'istruzione (DPR 297/1994) sia dalle norme sull'autonomia scolastica che avevano stabilito che tale libertà fosse tutelata, sia nell'ambito collegiale che quello individuale, rispettando anche le scelte metodologiche minoritarie o individuali.
Difficile capire se la scelta del Governo sia semplicemente un frutto dell'ignoranza ed incompetenza dilagante, o volontariamente liberticida, ma il risultato non cambierebbe.
Quando si scrive che “ il Dirigente scolastico è responsabile della didattica” il possibile risultato è più che evidente.
La parola “didattica”, di origine greca, significa semplicemente insegnamento, quindi se il responsabile ne è il dirigente scolastico, in modo semplicemente legittimo ed automatico egli potrà dirigere l'insegnamento, ed i docenti gli saranno subordinati, sia in quanto ai contenuti che per le metodologie, esattamente come un operaio alla catena di montaggio è subordinato al capo.
Se a questo si aggiunge il potere di assunzione dei futuri insegnanti, direttamente da un albo di abilitati, nel quale confluiranno non solo i nuovi, ma anche tutti coloro che oseranno chiedere di cambiare scuola, sempre in barba alla Costituzione, che prevede che ai posti pubblici si acceda per concorso e che la pubblica amministrazione adotti sempre criteri di imparzialità, il quadro si completa.
Ci auguriamo che il Parlamento eviti questa grave ferita alla libertà: i diritti fondamentali non hanno colore politico, appartengono a tutti, anche ai cittadini futuri.
E' importante, come non lo è mai stato, rendere coscienti rapidamente tutti i nostri colleghi di quanto sta avvenendo, affinché si lotti uniti per scongiurare il pericolo.
 
 

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Numero 3 - Maggio 2015
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