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Numero 5 - Novembre 2018
Numero 5 Novembre 2018

La Regione Veneto spinge per la regionalizzazione della scuola

Intervista all’assessore all'istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità, Elena Donazzan.
“Nessuna frammentazione. Il modello Veneto è un'eccellenza a livello nazionale”.


30 Ottobre 2018 | di Fabrizio Reberschegg

La Regione Veneto spinge per la regionalizzazione della scuola La Regione Veneto, forte del referendum sull’autonomia votato il 22 ottobre 2017, con un’affluenza del 57,2% e con il 98,1% di voti favorevoli, ha presentato al Governo il disegno di legge di attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione che prevede tra le materie da devolvere alla Regione tutto il settore scolastico con il rispetto degli elementi di unitarietà del sistema scolastico nazionale e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Si tratta di un fatto di importanza capitale per la scuola italiana che potrebbe avere, se votato dal Parlamento, effetti rivoluzionari per tutto il sistema. Ricordiamo che Lombardia ed Emilia Romagna stanno seguendo la stessa strada. La riforma ricalca in parte l’organizzazione scolastiche esistente nelle province autonome di Trento e di Bolzano. L’assessora all’istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, che vuole essere chiamata solo “assessore”, ci ha cortesemente concesso una intervista in esclusiva sui temi che più interessando i docenti, il futuro e la funzione di una scuola su base regionale. Invitiamo i lettori ad esprimere le loro opinioni su un tema così importante e delicato e di cui purtroppo pochi parlano.


1) Cara Assessora, la deliberazione consiliare n. 115/17 del Veneto definisce una proposta di Legge Statale per devolvere alla Regione alcune materie attualmente di competenza statale tra e quali alcuni aspetti fondamentali del sistema di istruzione. Molti parlano di frammentazione del sistema della formazione e dell'istruzione e di pericoli per l'unità del sistema educativo in Italia. Cosa può rispondere loro?
Innanzitutto preferisco essere chiamata Assessore: ricopro questo ruolo in funzione di un chiaro consenso elettivo, non del mio sesso. Tornando alla domanda: non trovo alcun rischio di frammentazione. Il modello veneto, che in modo indiscusso costituisce un’eccellenza a livello nazionale, da molti anni si basa su una profonda integrazione e complementarietà tra Istruzione e Formazione e questa filosofia ha trovato nella legge regionale n. 8 del 2017 la sua puntuale definizione. Proprio questa consolidata vicinanza e fruttuosa interrelazione tra Istruzione, da sempre di competenza statale, e Formazione professionale di competenza regionale, costituisce la garanzia che l’autonomia non potrà che rendere ancora più salda l’unicità del sistema e non frammentarlo.


2) Nel progetto di legge si fa riferimento alla possibilità di una sorta di "regionalizzazione del personale" con il trasferimento della titolarità e della gestione del rapporto di lavoro del personale docente e aministrativo in analogia con le Province Autonome di Trento e Bolzano. Come immagina tale obiettivo possa essere concretizzato?
L’idea è quella di un trasferimento su base volontaria del personale della scuola attualmente assegnato al Veneto in ruoli regionali di nuova istituzione. L’assunzione di ulteriori unità di personale dovrebbe avvenire attraverso concorsi indetti dalla Regione del Veneto. Come accade a Trento e a Bolzano la disciplina e la gestione del rapporto di lavoro del personale scolastico regionale terrà conto della disciplina nazionale, ma grazie ad un contratto integrativo regionale potrà inserire ulteriori elementi finalizzati ad implementare la qualità del servizio.


3) Il previsto trasferimento alla Regione della titolarità e gestione del personale determinerà la nascita di livelli di contrattazione regionali diversi da quelli nazionali? Con quali limiti, in quali materie e con quali poteri?
Il Veneto ha una tradizione di contrattazione territoriale molto radicata, un know how che può rivelarsi molto utile anche in questa partita. Anche il modello delle province autonome di Trento e Bolzano prevede una contrattazione collettiva a livello provinciale che ridefinisce le attribuzioni del personale scolastico in funzione del fabbisogno del territorio. Si tratterà naturalmente di un processo complesso da perfezionare con modalità condivise e attentamente monitorate.


4) All'art.4 si delinea la devoluzione alla Regione delle materie inerenti la disciplina degli organi collegiali territoriali della scuola. Quali, secondo Lei, potrebbero essere i contenuti di una possibile riforma degli organi collegiali?
Si tratta di una richiesta che proviene anche dalle parti sociali. Gli organi collegiali territoriali, nella configurazione disegnata dal Decreto Legislativo 233/1999 sono rimasti lettera morta. L’intenzione è ristrutturarne l’organizzazione anche in funzione del rapporto con il tessuto socio-economico, coerentemente con la programmazione regionale, prevedendo, ad esempio la costituzione di commissioni permanenti partecipate dal mondo del lavoro, da coinvolgere nella progettazione, nel monitoraggio e nella verifica dei percorsi formativi, o nell’implementazione di un atlante delle competenze del territorio che potrebbe orientare, come in parte avvenuto in Trentino, anche la programmazione dell’offerta di istruzione e formazione professionale da attuare con il sistema duale.


5) Molti, soprattutto nelle regioni del meridione, paventano che il personale assunto nella Regione Veneto diventi inamovibile e sia destinato ad una permanenza coatta nel territorio regionale. Quali, secondo Lei potrebbero essere le reali implicazioni sulla mobilità nazionale dopo il trasferimento degli organici alla Regione?
Nessuno ha intenzione di “sequestrare” nessuno e chi vuole venire a vivere e a stabilirsi in Veneto troverà sempre la massima accoglienza. Non si può negare però che la discontinuità didattica legata al turn over del personale scolastico porti gravi problemi e costi sia in termini organizzativi che di qualità del servizio. Con la creazione dei ruoli regionali, a cui si accederà su base volontaria, si intende arginare e rendere gestibile proprio questo fenomeno.


6) Gli Istituti Professionali stano vivendo una grande crisi di iscrizioni nel nostro Paese. La Regione Veneto ha approvato con Legge Regionale n. 8 del 2017 una visione di sistema scolastico che dovrebbe rilanciare il segmento dei professionali e dei tecnici. A che punto è l'applicazione della Legge?
La legge regionale 8/2017 è stata il frutto di una lunga riflessione con i diversi attori del nostro territorio, agenzie educative e parti sociali in primis, e arriva a quasi trent’anni dal precedente strumento normativo. E’ una legge di sistema, che intende determinare un modello di offerta educativa davvero centrata sulla persona e sui suoi bisogni. Il suo punto di forza è il modello di relazioni che prefigura, a partire dalla pari dignità nella scuola secondaria di secondo grado, tra offerta statale e offerta regionale. Programmazione, monitoraggio e valutazione saranno gli strumenti cardine del modello regionale. Alcuni tasselli della legge sono già stati posti, ad esempio la definizione del Comitato tecnico scientifico per le indicazioni sui piani di studio o il Comitato per la valutazione del sistema educativo. Molto altro è stato fatto nell’ambito delle azioni già strutturate di governo regionale, come ad esempio l’avvio della prefigurazione del respiro triennale dell’offerta Iefp. Ma probabilmente la piena attuazione della norma richiederà ancora anni di lavoro.







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Numero 5 - Novembre 2018
Direttore Responsabile: FRANCO ROSSO
Responsabile di Redazione: RENZA BERTUZZI
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Vicecaporedattore: Gianluigi Dotti.
Antonio Antonazzo, Piero Morpurgo, Fabrizio Reberschegg, Massimo Quintiliani.
Hanno collaborato a questo numero:
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Adolfo Scotto di Luzio, Fabrizio Tonello, Ester Trevisan, Mariagrazia Zambon