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Numero 4 - Settembre 2018
Numero 4 Settembre 2018

Nella scuola, l’uguaglianza consiste nell’uguale diritto di tutti all’accesso e non certo nel diritto alla loro uguale valutazione

Intervista con Luigi Ferrajoli


24 Agosto 2018 | di Renza Bertuzzi

Nella scuola, l’uguaglianza consiste nell’uguale diritto di tutti all’accesso e non certo nel diritto alla loro uguale valutazione ► Professor Ferrajoli, dal principio politico dell’uguaglianza derivano tutti i diritti umani fondamentali, come quelli alla salute e all’ istruzione. Come può, la scuola, declinare questo principio?


L’uguaglianza è l’ “égalité en droits” proclamata dal primo articolo della Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789. Precisamente, è l’uguaglianza nei diritti fondamentali, che diversamente dai diritti patrimoniali come per esempio la proprietà privata, sono diritti universali, cioè attribuiti ugualmente a tutti.  Per “scuola”, ovviamente, deve intendersi il diritto all’istruzione, la cui attribuzione a tutti è stabilita dall’articolo 34, comma 1, della nostra Costituzione che afferma che “la scuola è aperta a tu tti”.  Questo diritto è precisato nel secondo comma del medesimo articolo, secondo cui “l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, e dai due commi successivi sulle “borse di studio” e gli altri benefici cui hanno diritto i “capaci e meritevoli “ onde sia loro possibile “raggiungere i gradi più alti degli studi”. Dunque, quanto alla scuola, l’uguaglianza è in due diritti, tra loro ovviamente connessi: nel diritto di tutti all’istruzione gratuita per almeno otto anni e nel diritto di tutti i capaci e i meritevoli di proseguire negli studi fino ai gradi più alti.


► Nel suo testo, lei cita alcune leggi orientate al principio dell’uguaglianza (per es.  l’ intervento dei genitori  nella scuola con i Decreti delegati e la liberalizzazione degli accessi universitari).  Eppure oggi, la presenza dei genitori si rivela molto dannosa e la liberalizzazione ha prodotto non pochi insuccessi.


La presenza dei genitori negli organismi scolastici fu certamente un fattore di democratizzazione della scuola. La tesi che essa si è rivelata “molto dannosa”, oltre che opinabile, prova troppo. Sarebbe come dire che il suffragio universale è dannoso perché non ci piacciono, come a me e a tanti altri non piacciono, gli attuali governanti e la maggioranza degli elettori che li ha eletti. Del resto anche i genitori, non meno della scuola, hanno “dovere e diritto”, come dice il primo comma dell’art. 30 della Costituzione, non solo di “mantenere”, ma anche di “istruire ed educare i figli”. Ed è chiaro che le due forme di educazione e di istruzione – quella della scuola e quella della famiglia – non possono ignorarsi, ma devono integrarsi e coadiuvarsi.
Detto questo, non ho difficoltà a riconoscere che il ruolo dei genitori non si è rivelato all’altezza delle aspettative che furono all’origine della sua previsione legislativa; che si è sviluppato, in molti casi, un antagonismo tra genitori e docenti all’insegna, assai spesso, della difesa insensata degli alunni da parte dei primi contro le oggettive valutazioni dei secondi; che i gen nella gran parte dei casi, non attribuiscono un sufficiente valore alla cultura e alla formazione civile e intellettuale dei loro figli e sembrano interessati soprattutto alle loro promozioni. Ma questo è uno dei tanti segni della generale degradazione dello spirito pubblico e del senso civico che sta avvelenando la nostra democrazia e che certamente non può essere risolta con una riduzione degli spazi democratici.


Nella scuola,  oggi sembra prevalere  la prosopopea relativa all'uguaglianza formale (tutti bravi, tutti promossi, tutti competenti, tutti con il diritto al successo formativo..). Cosa ne pensa?
 
Penso che si tratti di un fallimento della scuola. Ma penso anche che tale fallimento non abbia nulla a che vedere con l’ “uguaglianza formale”. L’uguaglianza consiste nell’uguale diritto di tutti all’accesso alla scuola, e non certo nel diritto alla loro uguale valutazione; tanto è vero che lo stesso articolo 34 della Costituzione distingue i capaci e i meritevoli dagli incapaci e dai non meritevoli. L’idea di cui lei parla del “tutti bravi, tutti promossi, tutti competenti” è del tutto estranea al diritto all’istruzione e al principio di uguaglianza, dei quali rappresenta anzi la negazione.
 
► Non vi sono dubbi che la “meritocrazia” sia un principio liberista che giustifica le differenze.  Ma, può essere applicato anche alla cultura e allo studio?  E’ pensabile che la scuola, in virtù di un principio di uguaglianza,  escluda il merito dal proprio orizzonte?


Come ho già detto nella mia precedente risposta, la valutazione di merito degli studenti e perciò i loro differenti e meritati successi o insuccessi sono imposti dalla nostra stessa costituzione.


► La scuola è un organo istituzionale, il cui scopo risiede nel principio repubblicano di  migliorare la struttura della res publica,  attraverso la trasmissione della cultura. Come si potrebbe, senza tradire il principio dell’ uguaglianza, restituire alla scuola il compito di formare classi dirigenti avvedute e orientate all’ interesse generale?


Mi pare che stiamo girando intorno alla stessa questione. Il principio di uguaglianza non soltanto non preclude, ma impone alla scuola, come lei dice, “il compito di formare classi dirigenti avvedute e orientate all’interesse generale”, in accordo con il “principio repubblicano di migliorare la struttura della res publica”.




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Luigi Ferrajoli  è giurista, ex magistrato e professore emerito di Filosofia del diritto all’università di Roma Tre. Ha ricevuto dottorati honoris causa in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Perù, Spagna e Uruguay. È autore di numerose opere - più di 30 libri, di cui molti tradotti in diverse lingue - che hanno contribuito a stimolare un dibattito accademico su temi di rilevanza interdisciplinare. Questi, oltre al saggio recensito in questo numero, i suoi testi più recenti: Dei diritti e delle garanzie. Conversazione con Mauro Barberis (il Mulino, Bologna 2013); La democrazia attraverso i diritti (Laterza, Roma-Bari 2013); Il paradigma garantista. Filosofia e critica del diritto penale (Editoriale Scientifica, Napoli 2014, II ed. 2016); Iura paria. I fondamenti della democrazia costituzionale (Editoriale Scientifica, Napoli 2015); La logica del diritto. Dieci aporie nell’opera di Hans Kelsen (Laterza, Roma-Bari 2016); con Juan Ruiz Manero, Due modelli di costituzionalismo (Editoriale Scientifica, Napoli 2016); Costituzionalismo oltre lo Stato (Mucchi, Modena 2017), Contro il creazionismo giudiziario (Mucchi, Modena 2018).
Luigi Ferrajoli ha inoltre pubblicato più di 500 saggi, in riviste e opere collettanee di cui è impossibile dare conto qui.
 
 



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Direttore Responsabile: FRANCO ROSSO
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