La scuola italiana ha perso i suoi "convitati di pietra": la serietà dello studio, l'autorevolezza del docente, il rispetto delle istituzioni. Bertuzzi apre il numero con un editoriale che introduce i grandi temi dell'uscita: le aggressioni ai docenti, la riforma degli Istituti Tecnici ribattezzati "licei tecnologici", la nuova legge elettorale pensata per perpetuare il governo uscente, il degrado dell'attenzione nell'era dell'intelligenza artificiale. Presenze silenziose che pesano sul futuro della scuola pubblica e della democrazia.
Due temi strettamente intrecciati: il coordinatore nazionale della Gilda denuncia il paradosso per cui la scuola pubblica, privata di finanziamenti adeguati, costringe le famiglie a spese private diventando di fatto un finanziatore occulto del bilancio statale. Nel secondo intervento affronta la crisi del patto educativo tra scuola e famiglia: i genitori si sono trasformati in "avvocati dei figli", delegittimando il ruolo dei docenti. Senza un ribaltamento di questa logica, la crisi di autorità si aggraverà ulteriormente.
La proposta di abolire i compiti a casa — cavalcata con entusiasmo da media e politici — è l'ennesimo esempio di demagogia pedagogica. Dotti smonta la retorica dello "stress scolastico" dimostrando come i compiti siano uno strumento irrinunciabile per il consolidamento degli apprendimenti, specialmente per gli studenti con meno supporto familiare. Abolirli significherebbe penalizzare proprio i più vulnerabili, lasciando al solo contesto familiare il compito di integrare lo studio. Una scorciatoia populista che maschera la rinuncia alla fatica necessaria per imparare.
Rinominare gli Istituti Tecnici "licei tecnologici" è molto più di un cambio di etichetta: è un segnale del destino che il governo intende riservare loro. Basili analizza nel dettaglio il D.L. 170 e le sue conseguenze: riduzione della cultura generale, sconvolgimento delle discipline scientifiche, soppressione di insegnamenti professionalizzanti. Il "nomen" non è mai neutro — il nome "liceo" porta con sé un modello culturale propedeutico agli studi universitari, non alla formazione tecnica specializzata. Il rischio reale è la dequalificazione di un percorso che ha fatto la storia industriale del Paese.
Una riflessione scomoda: perché è così difficile per il sistema scolastico, e per chi lo governa, fare autocritica? Carosotti ripercorre decenni di riforme che si sono succedute senza mai ammettere i fallimenti delle precedenti, sempre presentate come la soluzione definitiva. La retorica del "nuovo" ha sostituito la valutazione critica dei risultati. La difficoltà di autocritica non è solo psicologica ma strutturale: chi ha promosso riforme fallimentari occupa ancora le cattedre universitarie e i tavoli ministeriali. Riconoscere gli errori significherebbe rimettere in discussione intere carriere accademiche e politiche.
Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei introducono un'impostazione psicologistica e competenziale che Meloni definisce senza mezzi termini "psico-demagogica": si mette al centro il benessere emotivo dello studente e la sua "crescita personale", svuotando i programmi di contenuto disciplinare reale. Il risultato è un liceo che promette tutto — pensiero critico, competenze per il futuro, sviluppo della personalità — senza fornire gli strumenti concreti per arrivarci. Una scuola che anestetizza invece di stimolare, che produce consenso invece di conoscenza.
Una conversazione a tutto campo con la pedagogista Anna Granata, autrice del libro che dà il titolo all'articolo. Granata non nega i problemi dell'inclusione scolastica — il titolo provocatorio serve a scuotere le coscienze — ma individua le cause del fallimento: mancanza di risorse, insegnanti di sostegno isolati, famiglie abbandonate a sé stesse. La proposta è un cambio di paradigma: da una scuola che "include" (concetto ancora gerarchico) a una scuola delle capacità, che valorizza l'unicità di ogni studente e di ogni docente. Creatività e cooperazione come nuovo binomio per ripartire.
Il governo ha proposto un tetto massimo di studenti stranieri per classe. Massariolo smonta questa misura con i dati: le classi con alta concentrazione di alunni stranieri esistono già e non dipendono da scelte ideologiche ma da dinamiche demografiche e abitative. Fissare una percentuale non risolve nulla, anzi aggrava le disuguaglianze spostando il problema su altre scuole. La vera questione è l'investimento nelle risorse: insegnanti formati, mediatori culturali, supporto linguistico. Una scuola non si governa con i numeri ma con la qualità dell'insegnamento.
Nonostante gli aumenti contrattuali del 2026, il potere d'acquisto dei docenti italiani ha continuato a erodere. Candido presenta i dati dell'inflazione cumulata degli ultimi anni confrontata con gli incrementi salariali, dimostrando che gli insegnanti italiani rimangono tra i peggio pagati d'Europa in rapporto al costo della vita. La morsa non è solo economica: produce demoralizzazione professionale, fuga dalla professione tra i giovani, e un circolo vizioso in cui la scuola pubblica perde i migliori per gli attrattori del privato. Servono risorse strutturali, non una tantum.
Bilancio critico dei fondi PNRR destinati alla scuola. Massariolo analizza cosa è rimasto dei progetti finanziati: molti edifici scolastici ristrutturati sulla carta, ma cantieri fermi o in ritardo; laboratori acquistati ma inutilizzati per mancanza di formazione dei docenti; piattaforme digitali costose e poco utilizzate. Il PNRR ha prodotto più burocrazia che risultati concreti, con i dirigenti scolastici sommersi di adempimenti amministrativi. La scadenza del 2026 rischia di trovare molti progetti incompiuti, con il rischio di restituire i fondi all'Europa.
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge Calderoli sull'autonomia differenziata, il governo cerca altre strade per reintrodurre lo stesso principio. Calamo Specchia, costituzionalista, analizza i tentativi di aggirare la C...
A pochi mesi dalle elezioni del 2027, il governo vara la quinta legge elettorale in trent'anni. Pallante ne fa un'analisi costituzionale impietosa: la nuova legge elimina i collegi uninominali maggioritari e introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza al 42%, un soglia studiata per favorire la coalizione di governo. L'obbligo di indicare il "candidato premier" introduce surrettiziamente il premierato per via legislativa, agirando la Costituzione. Trenta ricorsi alla Consulta sono già stati presentati. Una legge viziata da seri profili di incostituzionalità, che scommette sulla propria sopravvivenza solo grazie ai tempi lunghi della giustizia costituzionale.
Nel quarantesimo anniversario della pubblicazione de *I Sommersi e i Salvati* (1986), Morpurgo rilegge il capolavoro di Primo Levi come atto necessario contro l'oblio. L'ansia di testimoniare non fu solo di Levi: la condivise con Witold Pilecki (che si fece arrestare volontariamente ad Auschwitz), Ana Novac, Etty Hillesum, Chil Rajchman. Tutti convinti di non essere creduti. Levi dedicò parole misurate agli assassini, incomprese nella loro umanità complessa. L'attualità del testo è lacerante: oggi l'intelligenza artificiale militare permette ai soldati di non sentirsi responsabili di ciò che uccide. Il peggior erede della "banalità del male".
Seconda puntata della serie sull'IA (la prima era apparsa nel numero di settembre). Pomini spiega in modo accessibile le tre innovazioni tecniche che hanno trasformato l'intelligenza artificiale: il calcolo vettoriale (ogni parola diventa una "nuvola di numeri"), le reti neurali (che simulano il funzionamento dei neuroni), e l'apprendimento probabilistico (che corregge gli errori in modo ricorsivo). I LLM — ChatGPT, Claude, Gemini — non producono conoscenza nuova: riassumono il noto con straordinaria fluidità. I "piloti" rimaniamo noi: l'IA segue la direzione che le diamo.
L'OCSE ha rilevato che la percentuale di adolescenti "lettori frettolosi" — quelli che rispondono rapidamente ma commettono errori — è quasi raddoppiata dal 2018. Tonello collega questo dato alla diffusione massiccia degli smartphone e ora dell'intelligenza artificiale, che ha abituato i giovani a ricevere risposte preconfezionate senza affrontare il processo cognitivo che le genera. La scuola ha risposto abbassando gli standard invece di invertire la tendenza. La proposta: tornare a insegnare la fatica, la pazienza, il procedimento complesso — impastare il pane, risolvere equazioni di secondo grado, leggere testi densi. Capire significa sempre fare fatica.
Una favola distopica sulla crisi climatica: una rana in una pentola che si scalda lentamente, una Valle intasata di auto con il carburante finito per tenere accesi i condizionatori, i Signori sulle montagne che ridono dall'alto, e il Servizio Meteoro...
Seconda parte del saggio sul cinema antimilitarista (la prima era nel numero di settembre). Mirra ripercorre i grandi film che hanno saputo testimoniare l'orrore della guerra: da *Paisà* di Rossellini a *Il cacciatore* di Cimino, da *Tornando a casa* di Ashby ai film più recenti — *Redacted* di De Palma sulla guerra in Iraq, *Campo di battaglia* di Amelio, *Vermiglio* di Laura Delpero ambientato sul fronte alpino. Il cinema ha denunciato l'assurdità del conflitto con uno sguardo che nessun discorso politico può replicare: perché mette in scena la sofferenza concreta degli esseri umani, non i numeri delle vittime.
Nella rubrica Viaggi e Cultura, un viaggio alla Rocca d'Anfo, nel cuore della Valle Sabbia sulle rive del lago d'Idro. Costruita su una posizione strategica già valorizzata dalla Repubblica di Venezia nel XV secolo, la fortezza raggiunse la sua massima estensione con le armate napoleoniche tra Settecento e Ottocento: oltre un chilometro e mezzo di mura, gallerie scavate nella roccia, batterie d'artiglieria, caserme e depositi. Dopo i passaggi austriaco e italiano, fu abbandonata dall'esercito nel 1975. Oggi, restaurata, offre un turismo lento tra storia militare, architettura e paesaggio mozzafiato.
Il 5 ottobre 2026, presso il Centro Congressi Cavour di Roma, la Gilda degli Insegnanti ha tenuto il convegno "Aggressioni e patto Scuola-Famiglia: per una nuova centralità della funzione docente". Tra i relatori: il giudice Nicola Gratteri (l'educazione previene i comportamenti criminali), il giornalista Paolo Mieli (i media dipingono il docente come badante delle famiglie), lo scrittore Marco D'Eramo (la denazionalizzazione dell'istruzione pubblica sul modello USA), il ministro Valditara (favorevole a un contratto separato per la docenza). Fulcro del convegno: ridare dignità intellettuale alla professione docente contro il modello aziendale che la degrada.